RISENTIMENTO

Il risentimento è il tratto distintivo della nostra epoca. Un malessere subdolo e dilagante in cui si annidano dolore e rabbia, che inquina il nostro sguardo, si insinua in parole, gesti e reazioni, fino a condizionare la vita sociale e il dibattito pubblico. Cinque scrittori italiani e cinque di lingua tedesca si misurano con questo sentimento chiave e i suoi meccanismi scatenanti. Dieci racconti inediti che svelano dinamiche pervasive e percorsi interiori, offrendo un punto di vista bifocale sul presente mediante quella preziosa sonda che è la letteratura.

Con gli autori Giorgio Falco ed Elena Stancanelli. Interviene Anna Rottensteiner (curatrice dell’edizione tedesca). Modera Daniele Giglioli.

A cura di

Edizioni Alphabeta Verlag

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Giorgio Falco sapeva di voler fare lo scrittore.
Diventando una specie di Bartleby: riottoso, pronto a resistere fin dove è possibile.
Leggendo Ipotesi di una sconfitta si ha l’impressione di trovarsi in un tempo a lato di quello che conosciamo, dove convivono David Foster Wallace e Paolo Volponi, il mondo virtuale e la Punto. (Elena Stancanelli su D Repubblica)

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Speciale Einaudi su La gemella H

I pensieri principali di Maria Zemmgrund sono i pannolini, una carrozzina a due posti, il doppio corredo da neonato, i giochi per bambini. Succede nelle dittature e nelle democrazie, la quotidianità prende il sopravvento come una forma ottusa di rimozione, di difesa, e suggerisce la vita. La merce ci salverà anche nel 1933: attende sugli scaffali, ripulita, asettica, scende dai porti, come un corteo funebre lungo le ferrovie, attraversa i campi, le autostrade di nuova costruzione assieme ai camion militari, alle lucide berline nere di proprietà dei funzionari di partito, alle auto degli agenti di commercio; viaggia sui camion, scatoloni di mezzo quintale caricati e scaricati a braccia nei magazzini, da giovani che lavorano con le sigarette tra le labbra, ignorano anestetizzati il bruciore delle cicche che scalfisce appena i loro respiri, nelle brevi pause parlano di politica e calcio, birra e ragazze, concordano su ogni aspetto della vita, la forza giovanile dei loro corpi rivela un ottundimento intimo, un meccanismo che li occupa e li riempie, spingono scatoloni in fondo ai camion e gareggiano, il premio è la consapevolezza provvisoria dei muscoli, qualcosa che tenga insieme nervi, tendini, ossa, retorica sentimentale; i ragazzi innalzano montagne di merce dentro i cassoni muti dei camion, ogni scatolone li azzittisce, persi dentro immagini e frammenti dimenticano il contenuto di ciò che sollevano, potrebbe essere un battaglione di carne in scatola o pigiami per neonati, i loro corpi diventano inconsistenti, immemori: che belle gemelline, cosa desidera, signora Hinner?
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Dopo il coro unanime di lodi per L’ubicazione del bene (Einaudi Stile Libero, 2009), l’attesa per il nuovo romanzo di Giorgio Falco si scioglie nella sicurezza di una promessa mantenuta. Non a caso le prime prestigiose recensioni trasudano entusiasmo: La gemella H è un romanzo con cui, sempre stando alle recensioni uscite su Repubblica e Corriere, gli scrittori che verranno dopo dovranno fare i conti.
La gemella H parte da lontano, si traveste da romanzo storico sul nazismo, ambientato in una cittadina bavarese inventata, ma dopo qualche pagina si capisce che non è così, e la vicenda si sposta sempre più vicino a noi, da Merano a Milano, fino a Milano Marittima. Il primo ad averlo intuito è stato Roberto Saviano su Repubblica (leggete la recensione completa qui):
«Le gemelle H nella loro verità narrativa siamo noi, noi italiani nascosti e rivelati sotto lo sguardo di una bambina e donna tedesca, e la creatura mostruosa e infantile e festosa che allora ha fatto le fusa continua a farle altrove nel mondo. La trasformazione del padre nazista in oculato e immemore amministratore di un albergo per tedeschi a Milano Marittima, in preda al puro demone dei numeri e del profitto e della speculazione immobiliare, e la ribellione acquiescente di una figlia accoppiata all’impeto un po’ ribaldo dell’altra sembrano identificare da vicino un aspetto miserabile del nostro carattere nazionale. Non abbiamo mai voluto vedere fino in fondo, prenderci, banalmente, le nostre responsabilità. Ed è oggi questo romanzo a ricordarcelo».
Emanuele Trevi sul Corriere della sera (la recensione completa la trovate qui) rincara la dose:
«La diagnosi di Falco è agghiacciante, nel suo suggerirci che è questa l’essenza del nazismo: l’acquisto di una casa a un prezzo da rapina, la calunnia che colpisce una povera donna incapace di difendersi. Fatti che nessun processo potrà mai condannare, talmente prossimi al ronzio insignificante della vita quotidiana da confinare con l’inesistenza. Niente croci uncinate e fosche nostalgie, ma l’orrore a bassa intensità di un mondo dove il mito della villeggiatura trasforma tutto in merce, compreso il tempo (“più che i fatti e i giorni, sembra che solo gli oggetti accadano, le loro brillanti esistenze nascondono le storie opache di ognuno”). Ma tutto questo risulta credibile perché non è raccontato da un’intelligenza estranea, capace di giudicare, bensì da Hilde, l’altra gemella, l’anello più debole, incapace sia di aderire al suo destino, sia di riscattarsene. Sono proprio l’inquietudine e l’ambiguità di Hilde a fare del suo punto di vista l’unico adatto a sostenere il peso della storia che ci viene raccontata. Falco, nel compiere la scelta decisiva nella costruzione del suo romanzo, ha ragionato da vero artista: proprio perché non è affidabile, la testimonianza di Hilde è vera, è lei che dobbiamo ascoltare. L’invenzione letteraria coincide senza residui con la visione morale, e sta a noi decifrare l’una e l’altra. Sono pregi rarissimi nella scrittura contemporanea, e meritano di essere apprezzati con la massima attenzione. Se può avere un senso un pronostico del genere, La gemella H è un libro che resterà».
Insomma, La gemella H fa quello che dovrebbe fare la letteratura: risponde alle domande difficili. Se ne è accorta Elena Stancanelli su D di Repubblica (leggete la recensione completa qui):
«Quando, come e dove iniziano gli italiani? Nel sogno piccolo borghese de La Rinascente, nella vacanza al mare, o in quel confine, Merano, in quella terra di mezzo dove non c’è neanche una lingua, tutti sono stranieri. Tutti sono stati fascisti e non si parla di politica a tavola. Forse gli italiani che siamo nascono da quell’impasto di rimozione e ambizione, denaro di provenienza indicibile, sabbia, sole e tortellini. E finiscono sepolti nella villetta a schiera».
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Su Pinterest c’è un board dedicato a La gemella H.

La gemella H, D la Repubblica

febbraio 22, 2014

Gemelle d’Italia
Elena Stancanelli recensisce La gemella H di Giorgio Falco (D la Repubblica, pag. 147. 22 febbraio, 2014)

Come, dove e quando iniziano gli italiani? Uno degli obiettivi di La gemella H, il nuovo romanzo di Giorgio Falco, sembra cercare risposte a queste domanda. Partendo da Bockburg, città immaginaria (come la Cortesforza di L’ubicazione del bene, il suo libro precedente, dove l’italianità ormai moritura si seppellisce nel cenotafio della villetta a schiera) a poche decine di chilometri da Monaco. A Bockburg, negli anni 30, vivono Hans Hinner, direttore del giornale locale Mutter, sua moglie Maria Zemmgrund e le loro due figlie gemelle Hilda ed Helga. Poco prima dell’inizio della guerra, madre e figlie piccole si trasferiscono a Merano per motivi di salute. Si unirà a loro anche un pastore tedesco, chiamato Blondi, come il cane di Hitler. Per capire cosa sia la letteratura per Falco, teniamo d’occhio questo cane. Arriva in casa un giorno, portato dal padre. E ci rimane per tutti i circa 70 anni di vita delle due gemelle. 70 anni: ma che cane è? Solo nelle note finali (leggetele, sono geniali e spassosissime) scopriamo che lo scrittore ha usato lo stesso nome per sei cani diversi, che si sono avvicendati nella vita delle due gemelle. Ognuno di questi ha una data di nascita e una di morte. Tranne l’ultimo, scrive Falco, che è ancora vivo. Vivo? Dove? Di chi è questa voce che spiega e gioca con noi ma soprattutto davvero esiste uno spazio fuori dalla letteratura per i personaggi di questo libro?
Cosa è vero e cosa è falso non è dato saperlo. Hitler era o no vegetariano? E chi sono tutti i narratori che si avvicendano in queste 400 pagine? Giorgio Falco non scrive in prima persona, eppure la sua prosa è molto calda, ma neanche propriamente in terza. Fa una cosa diversa, e bizzarra: passa il microfono. Chiede testimonianze e prende appunti, dirige le comparse, inserisce osservazioni per rendere più chiaro un passaggio storico. Sembra che voglia ostinatamente capire qualcosa, salvo poi passare alla successiva senza averla risolta. Quando, come e dove iniziano gli italiani? Nel sogno piccolo borghese de La Rinascente, nella vacanza al mare, o in quel confine, Merano, in quella terra di mezzo dove non c’è neanche una lingua, tutti sono stranieri. Tutti sono stati fascisti e non si parla di politica a tavola. Forse gli italiani che siamo nascono da quell’impasto di rimozione e ambizione, denaro di provenienza indicibile, sabbia, sole e tortellini. E finiscono sepolti nella villetta a schiera.
– Giorgio Falco, La gemella H, Einaudi Stile libero, euro 18,50

ATTENTI AL CANE
Blondi era un cane pastore femmina. Fu regalato a Hitler dal suo segretario personale Bormann, nel 1941. Ebbe cinque cuccioli, uno dei quali fu regalato alla sorella di Eva Braun, nonostante Eva detestasse Blondi, e fosse stata vista prenderla a calci più di una volta. Il Fu?hrer amava molto il suo cane e, quando fu il momento, fece dare a lui/lei, dal suo medico, la prima pasticca di cianuro. I soldati dell’Armata Rossa entrati nel bunker, trovarono tutti i cadaveri che sappiamo, e in più quello di Blondi e di un cucciolo. Che fine avessero fatto gli altri tre, non si è mai saputo. Forse li ha nascosti
Giorgio Falco tra le pagine del libro. E.S.

La gemella H