Note di Sguardi november 2019 to october 2020
Note di Sguardi is a local-international project conceived by Giovanna Sarti in collaboration with Eva Scharrer and Gino Gianuizzi.
Starting from district Zona 1 in Cervia, it connects like a rhizome with districts of other cities: in its first edition these are S. Stefano in Bologna and Berlin-Pankow.
36 posters are presented in public space, created by 36 international artists currently living in these three cities. Invited by Giovanna Sarti for Cervia, Gino Gianuizzi for Bologna, and Eva Scharrer for Berlin, each artist was asked to select an image from their photo archive.
Over the duration of one year, starting in November 2019, three posters by three artists will be shown for one month each simultaneously in the three participating cities.
Note di Sguardi è un progetto locale-internazionale ideato da Giovanna Sarti.
Partendo dal quartiere Zona 1 di Cervia, si collega come un rizoma con i quartieri di altre città: nella sua prima edizione sono S. Stefano a Bologna e Pankow a Berlino.
36 poster sono presentati nello spazio pubblico, creato da 36 artisti internazionali attualmente basati nelle tre città. Invitati da Giovanna Sarti per Cervia, Gino Gianuizzi per Bologna ed Eva Scharrer per Berlino.
Ad ogni artista è stato chiesto di selezionare un’immagine dal proprio archivio
fotografico. Per la durata di un anno, a partire da novembre 2019, tre poster di tre artisti verranno mostrati per un mese ciascuno simultaneamente nelle tre città partecipanti


Presentazione e premiazione dei finalisti della XVIII edizione del Premio Biella Letteratura e Industria che avrà luogo Sabato 12 Ottobre 2019 alle ore 17.00, nella Biblioteca di Città Studi Corso Pella 2b – Biella.
Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, ed Einaudi (2017)

fotografia di Sabrina Ragucci (2019)

Giovedì 10 ottobre, ore 19.00: Incontro con Giorgio Falco

La gemella H ripercorre attraverso le voci alternate delle gemelle Hilde ed Helga, la vita di una famiglia tedesca, dal Terzo Reich fino agli anni 2000. Hans Hinner, il padre delle gemelle, è un nazista bonario: una vita tranquilla e produttiva sotto il Reich (è un giornalista che collabora attivamente all’ideologia hitleriana), dopo la guerra lascia la Germania, per recuperare sulle coste romagnole, una piccola pensione che farà fiorire. Non è un mostro se non banale che si stabilisce a Milano Marittima, ma un uomo grigio, come le uniformi del terrore, come la spiaggia che si estende fino al mare, come il mare che si estende sino all’orizzonte, come le vite che nulla distinguono.

Evento realizzato in collaborazione con la Libreria Stendhal ed edizioni Verdier.

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Viale Trinità dei Monti, 1 00187 Roma
T.   +39 06 67611     M.   standard@villamedici.it

Giorgio Falco (Eclisse, 2015). Fotografia di Sabrina Ragucci

Giorgio Falco – Il disegno dei cocci sparsi

Sabato 6 luglio, 2018

18:30 Parco Ciani  Lugano

La mutazione del paesaggio italiano attraverso alcuni libri dell’autore (“L’ubicazione del bene”, “Condominio Oltremare”, “Ipotesi di una sconfitta”): paesaggio industriale e residenziale, post-industriale e commerciale, paesaggio dell’intrattenimento.

L’INTERVISTA/Corriere della Sera/Bergamo

Giorgio Falco, il refuso e l’ignoto

Terzo appuntamento con i finalisti del Premio Bergamo: un romanzo sul cambiamento del Paese e sulla condizione di lavoratore precario e scrittore

di Daniela Morandi

Si legge d’un fiato «Ipotesi di una sconfitta» di Giorgio Falco. La scrittura è incalzante, come il galoppo dei cavalli citati nel libro, quando l’autore parla di scommesse sportive. Per la terza volta tra i finalisti del Premio nazionale narrativa Bergamo, Falco ripercorre la metamorfosi economica, sociale e culturale italiana, dal secondo dopo guerra a oggi. Intreccia la storia personale a quella pubblica per raccontare il cambiamento del Paese: il passaggio dal posto fisso dei padri alla precarietà dei figli, il cambio di status symbol culturali e sociali.


Di quale ipotesi di sconfitta stiamo parlando? 
«È un romanzo su più piani. La lettura immediata è di un libro che parte da mio padre, dal suo lavoro di autista in Atm. Poi il romanzo attraversa alcuni dei miei lavori precari sino alla mia condizione di scrittore. Ma i temi sono anche altri: il paesaggio, la trasformazione dei luoghi antropizzati in base alle esigenze produttive, la percezione dei luoghi, la fotografia, la scrittura, la gestione del tempo, i rapporti di potere, il cambiamento della lingua, dell’Italia. È un’opera sulla transizione dal Novecento al nostro contemporaneo. La sconfitta è la fine di un’epoca, il tempo che è passato. L’ipotesi è data dal fatto che è letteratura, che implica uno scarto, una distanza-vicinanza, creatrice di dubbi, domande. Non è un’autobiografia. La materia è autobiografica, ma il romanzo non è un’autobiografia e nemmeno autofiction. Ho trasformato me stesso in un documento, a cominciare dall’immagine di copertina».

Uno dei colleghi di suo padre, Nino, chiedendole se lavorasse, dice con tono di disgrazia: «Eh, ho saputo dei libri». È diventato scrittore passando attraverso un «percorso accidentato». Cosa significa essere scrittore, di mestiere?
«Il “percorso accidentato” è quello che desideravo e scelto. Dopo il liceo, non avrei avuto difficoltà a finire l’università, avere un lavoro migliore di quello di mio padre o intraprendere una carriera accademica. Ho scelto un’altra direzione. A un certo punto del romanzo cito Simone Weil e la sua decisione di lavorare, ma lei era lì per un’indagine filosofica, a tempo. Io invece “vivevo l’apprendistato per diventare qualcosa di ignoto”. È la condizione di ogni essere vivente, anche dell’artista, dello scrittore: l’ignoto della prossima opera, della pagina bianca. Essere scrittore significa vivere l’apprendistato per diventare qualcosa di ignoto. L’apprendista è chi impara. Nel romanzo cito un fatto accaduto anni fa: mi guardo allo specchio di un bagno aziendale nella periferia di Milano, “riconoscendomi come il refuso di un altro”. Essere uno scrittore significa che sei un altro e, al tempo stesso, sei ancora tu e devi scandagliare quel refuso, quello sbaglio, farlo tuo».

Per anni ha fatto lavoretti e ne ha rifiutati alcuni. Puntualizza che il mondo del lavoro non è qualcosa di altro dal vivere. La sensazione è che nella partita con la vita sia vincente, non ha subito una «sconfitta»: voleva scrivere e ci è riuscito.
«Non mi interessa l’atteggiamento picaresco dello scrittore che attraversa varie peripezie ma alla fine ce la fa, gode dell’essersi tolto dalla mischia e trasuda autocompiacimento nell’affermazione di sé. Non mi interessa la figura dello scrittore in carriera, che gli editori programmano. Mi interessa riuscire a scrivere le opere che voglio scrivere, rimanendo defilato. Vivo la mia vita e condizione di scrittore dai margini, che fanno parte di una superficie, solo un po’ decentrati. Questa condizione esistenziale aderisce allo sguardo, allo stile usato quando scrivo e deriva dalla fotografia, ed è ciò che mi permette di essere questo tipo di scrittore, di essere un uomo che guarda il mondo in questo modo».

Prende a riferimento la figura paterna. Cosa rappresentava per lei?
«È stato l’esempio. Ha avuto una vita, in apparenza, diversa dalla mia. Lui è stato il Novecento, è morto anni fa per una questione clinica, ma anche perché non riusciva più a vivere in questa epoca. “Sta diventando una cosa impossibile”, era la sua frase. Negli ultimi anni della sua vita ha smesso di ripeterla, come se il corpo malato avesse accettato la frase, la condizione di impossibilità alla sopravvivenza».

A cosa sta lavorando ora?
«A un libro che uscirà per Einaudi nel 2020. Non è un romanzo né un saggio, ma un’opera che, partendo da un fatto di cronaca, dialoga con le immagini dell’artista Sabrina Ragucci».19 marzo 2019 | 12:14© RIPRODUZIONE RISERVATA

RISENTIMENTO

Il risentimento è il tratto distintivo della nostra epoca. Un malessere subdolo e dilagante in cui si annidano dolore e rabbia, che inquina il nostro sguardo, si insinua in parole, gesti e reazioni, fino a condizionare la vita sociale e il dibattito pubblico. Cinque scrittori italiani e cinque di lingua tedesca si misurano con questo sentimento chiave e i suoi meccanismi scatenanti. Dieci racconti inediti che svelano dinamiche pervasive e percorsi interiori, offrendo un punto di vista bifocale sul presente mediante quella preziosa sonda che è la letteratura.

Con gli autori Giorgio Falco ed Elena Stancanelli. Interviene Anna Rottensteiner (curatrice dell’edizione tedesca). Modera Daniele Giglioli.

A cura di

Edizioni Alphabeta Verlag