Dal Dizionario Affettivo della Lingua Italiana a cura di Matteo B.Bianchi con la collaborazione di Giorgio Vasta

ed Fandango Tascabili, 2008


La mia parola è laterale. Sono a mio agio quando non sto in ciò che è considerato il centro. Preferisco stare defilato, non completamente fuori dal centro ma nemmeno inglobato. Non significa mettersi in disparte. Quando giocavo a calcio, il mio ruolo preferito era ala sinistra. Adesso l’ala è un ruolo scomparso, si parla di laterale, un giocatore che ha compiti offensivi come l’ala ma anche difensivi come il terzino. Un giocatore che va avanti e indietro sulla striscia di campo vicino al bordo della linea bianca che, assieme agli avversari, ne comprime l’azione, lo limita e al tempo stesso lo educa. Il laterale è un giocatore che ha il vantaggio di sentire molto da vicino gli spettatori delle tribune. Per alcuni questo è uno svantaggio, soprattutto in trasferta. Non per me. Potrebbe essere un autocompiacimento, ma il laterale, nonostante la vicinanza agli spettatori, e anzi, proprio per questo, è quasi invisibile, molto spesso è un giocatore sottovalutato. Eppure il laterale, come tutti gli altri giocatori, è importantissimo. Basti ricordare il sollievo degli spettatori quando, dopo un vano sfondamento centrale, la palla viaggia sul bordo, verso il laterale, sul filo del fallo laterale, diceva Bruno Pizzul durante le telecronache. Gli spettatori fanno un sospiro di sollievo. Beh, in Italia mica tanto. In Italia conta solo segnare. Ma in Gran Bretagna, per esempio, dopo un’apertura sulla fascia per il laterale, non solo sospirano: applaudono. Applaudono per un senso di liberazione, come se qualcuno aprisse la finestra in una stanza dove si respira poco. Dal laterale può cominciare una nuova azione. 

Il fotografo Guido Guidi, per spiegare la sua idea di fotografia, cita, tra le altre cose, Ruggero Pierantoni quando parla delle icone, le madonne al centro e la mobilità degli angeli sui bordi. Non a caso, mentre sorseggiamo un the caldo a cento metri dall’autostrada A14, Guido dice, il prete al centro dell’altare rappresenta Dio, ma appena si sposta anche solo di un paio di metri, appena diviene laterale vicino al leggio da cui predica, il prete ritorna uomo. Il laterale per me è come un messaggero tra l’immagine centrale e ciò che è marginale, anche sfuocato, ciò non si vede chiaramente, l’ignoto che sta fuori, sul bordo. Ecco, bordo è un’altra parola che mi piace, però per me implica anche un punto da cui precipitare. Per il momento, preferisco laterale.

 

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: