Giuseppe Genna e La gemella H

aprile 16, 2014

http://www.giugenna.com/2014/04/16/giorgio-falco-la-gemella-h-import/

In copertina: Natura morta di mele a Merano di Sabrina Ragucci.

In copertina: Natura morta di mele a Merano di Sabrina Ragucci.

Vorrei esprimere la mia stima assoluta, la mia ammirazione totale, la mia gratitudine più intensa a Giorgio Falco, l’autore del “romanzo” LA GEMELLA H (Einaudi), probabilmente uno dei testi memorabili (“storici) di questi anni smemorati e smemorabili, ma che stanno dimostrando lo stato di salute eccellente della narrativa italiana. Quella di Giorgio Falco non è narrativa: è una narrazione condotta con i metri della poesia e l’ingaggio rivoluzionario di un genio linguistico che ha abbattuto tutto l’abbattibile del romanzo novecentesco, in un manoscritto prezioso e pluristratificato che, per essere pienamente compreso e penetrato da me, richiederà più letture. Ciò non spaventi i lettori e le lettrici: *sembra* un romanzo di formazione, *sembra* un romanzo storico, *sembra* un romanzo epico (finché siete d’accordo con me che “Il mulino del Po” è un romanzo epico). Avete problemi con l’idea di illeggibilità? Allora sarete carezzati da una vicenda corale e singolare, che attraversa il secolo XX e arriva a noi, e ci sono un sacco di cose da raccontare e godere, un bel diorama impegnativo: prima di Hitler, sotto Hitler, dopo Hitler, le migrazioni, i nomadismi, i ritorni. In realtà, la realtà è che non è così. Giorgio Falco ha scritto un libro cosmico-storico che scaraventa la nozione di Storia nelle gattabuie più profonde riservate alla nascita della coscienza. La trama potete visionarla qui e convincervi che sono soldi molto ben spesi: lo comprate, questo libro, lo leggete, vi fa pensare, vi carezza col ricordo di scene decisive e vaste o molto compatte e secche. Potete ben immaginare cosa significhi affrontare un romanzo in cui una neonata di poche settimane, che ha accanto la gemella, osservi che “appare la parola Hitler”. E’ un momento strepitoso della narrazione italiana: a parlare, dal momento in cui la S/storia inizia ad accadere, e cioè uscendo dall’utero e dalla fusione con la madre e la sorella omozigote, che resta sola “per 180 secondi” uscendo per prima alla luce – a parlare, dicevo, è una delle due gemelle, che usa indifferentemente la prima persona singolare e plurale, con una precisione che ghiaccia il sangue del lettore e scavalca l’angoscia d’influenza di un caso specifico, quello di Agotha Kristof nel “Grande Quaderno”. Continua qui

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