Giorgio Falco, La gemella H – 404: file not found

marzo 26, 2014

di Francesca Fiorletta (qui)

In copertina: Natura morta di mele a Merano di Sabrina Ragucci.

In copertina: Natura morta di mele a Merano di Sabrina Ragucci.

Le placente gemelle in un secchio, residuo di materia da seppellire in giardino, dove nasceranno le rose.
Questa è la descrizione della nascita di Hilde e Helga Hinner, figlie gemelle del giornalista Hans Hinner e di Maria Zemmgrund, donna meravigliosa, che prepara un ottimo strudel con le mele. Siamo a Bockburg, cittadina bavarese, e siamo soprattutto nel 1933, negli anni ossessionanti del Terzo Reich.
Diciamo subito che il nazismo è il chiaro sostrato di cui si nutre la materia del libro, eppure sembra magistralmente non trattato dall’autore, o trattato in maniera del tutto trascendentale, quasi ipotetica nella sua debordante spazialità, di luoghi e situazioni lavorative e contesti economici, specialmente. Dobbiamo arrivare infatti a pagina 153, per leggere a chiare lettere:

La parola H I T L E R è una marcia, il movimento attraversa le lettere da sinistra a destra, la L è lo stivale pronto alla spinta, la R si dirige soddisfatta e panciuta verso il bordo destro, il petto in fuori, per uscire dall’immagine e rientrare ancora una volta nella H, salda unione del bordo sinistro.
E già solo in queste poche righe Giorgio Falco sembra riuscire a condensare tutta l’enormità della potenza distruttrice di quello che ha significato davvero il nazismo, per l’umanità intera. Molto interessante è la prospettiva apparentemente duplice con la quale vengono raccontati quegli anni: da un lato c’è la narrazione estesa e pressoché perfetta di una famiglia, fotografata appunto attraverso l’intimità epistolare della coppia e la candida tenerezza dei sapori culinari semplici, l’insindacabile sofferenza di una brutta malattia ma anche gli assolati innamoramenti mediterranei; dall’altro canto, lo spettro della crescita e/o decrescita economica, la speculazione edilizia, i ribaltamenti di carriera, la pretesa ostentazione di un placido benessere merceologico, egregiamente esemplificato dalla figura fantasmatica dell’Uomo di Lenhart.
Questa è una particolare inserzione, una sorta di piccolo romanzo nel romanzo: Falco s’immerge nella pretesa vita quotidiana di quest’essere essenzialmente pubblicitario, ritratto e plastificato su un enorme cartellone che funge contemporaneamente sia da quadro gnomico conchiuso in se stesso, che da macroscopica parabola impiegatizia, per una feroce allegoria della società contemporanea. Leggiamo, infatti:

Nonostante il fervore, il mondo di Lenhart è la vittoria della staticità sul movimento, non esiste altra possibilità al di fuori di questa narrazione che azzera tempo e luogo, solo un presente pubblicitario.
La merce è dunque, da Benjamin a Bianciardi, il monocolo, neppure troppo sotteso, invero, con cui Falco ci racconta un periodo storico e politico che potremmo forse solo eufemisticamente definire complesso. E contemporaneamente ci racconta, altresì, degli equilibri sempre pericolanti e delle relazioni affettive e viscerali di tutta una famiglia.
È difficile rendersi conto fino in fondo se e quanto l’ambiente decisamente più intimo sia funzionale alla comprensione del contesto sociale più ampio, o viceversa. Certamente, nella scrittura di Falco, il tema familiare è sempre un elemento preponderante: la minuziosa analisi dei rapporti prende corpo sulla pagina attraverso i ricordi più fisici e istintuali, per l’appunto, come dicevo all’inizio, tanto del sapore di uno strudel con le mele, quanto della carezza bagnata su un corpo ormai livido, esanime.
A questo assurdo giogo del tempo, ravvisato e procrastinato con elegante finezza stilistica, non tutti sono in grado, infatti, di sopravvivere.
Quale e soprattutto che cosa sarà, perciò, la Gemella H? Quella «salda unione del bordo sinistro», che è insita e connaturata nel gerarca più crudele e potente che l’umanità abbia mai avuto il disonore di conoscere, così come nel cognome dell’omuncolo pubblicitario, simbolo perfetto della definitiva mercificazione del sistema, è infine in grado di rovesciare il suo incredibile anatema sull’intera famiglia Hinner, e quindi, per estensione, su tutti noi.

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