La gemella H, Corriere della sera

marzo 2, 2014

Emanuele Trevi recensisce La gemella H di Giorgio Falco
2 marzo 2014, Corriere della sera, pag. 29, Cultura.
La gemella H (Einaudi).

Emanuele Trevi
“La gemella H è un libro che resterà.”

I frutti laboriosi di un piccolo peccato. Due gemelle, due memorie: Giorgio Falco disorienta il giudizio morale. Il nuovo romanzo racconta l’ambigua saga degli Hinner, dalla Germania nazista alla Romagna di oggi.

Capita a volte di fare il tifo per un libro che si sta leggendo, come se assistessimo, sorpresi e ammirati, all’impresa di una squadra che si batte a viso aperto contro avversari molto più forti e blasonati. E così, dopo aver terminato un libro come La gemella H di Giorgio Falco, si prova quasi un’irrazionale soddisfazione personale. Per ricorrere ancora una volta al gergo sportivo, è come assistere a una vittoria conseguita contro tutti i pronostici della vigilia. Non che Falco avesse ancora da dimostrare di avere la stoffa del vero scrittore, soprattutto dopo la raccolta di racconti intitolata L’ubicazione del bene , uscita nel 2009. Già in quelle pagine si poteva apprezzare l’efficacia di una sobria precisione analitica, capace di trasformarsi in poesia ogni volta che il particolare minimo, al limite dell’insignificanza, si rivelava in un nitido specchio del destino, così come la Padania dei capannoni industriali e delle villette monofamiliari era un’immagine credibile del mondo. Di frequente i personaggi di Falco sono costruiti per sottrazione, rinunciando a molte sfumature psicologiche. Ed è in questo vuoto che si accampano le preoccupazioni economiche, i complessi e labirintici rapporti che il singolo intrattiene con le merci e con i soldi.Questa forma di attenzione selettiva necessariamente conduce lo scrittore al di là dei consueti criteri di interpretazione. Di cosa soffriamo?, sembra chiedersi continuamente Falco. Figlia del lavoro salariato e delle sue grame ma durature sicurezze l’alienazione ha ceduto il passo a nuove malattie, che nessuno riesce nemmeno a definire. Ed è di fronte a questa incertezza che Falco punta tutto sulla letteratura, intesa come forma di sapere diversa da ogni altra, ed insostituibile. Perché ciò che non ha ancora un nome può essere intravisto, catturato nel racconto di una vita, considerata come la somma variabile delle cose che ci mancano e delle cose alle quali ci adattiamo.La gemella H sviluppa molti germi presenti nella precedente raccolta di racconti. Però questa volta Falco, inseguendo un’immagine parziale ma credibile del nostro tempo, ha deciso di partire da lontano. La storia della famiglia Hinner inizia in Baviera ai tempi dell?ascesa di Hitler e termina, dopo un passaggio per Merano, sulla Riviera romagnola ai nostri giorni. Ottant’anni che, solo ad evocarli, suggeriscono automaticamente scenari così grandiosi e terribili da sovrastare e deformare qualunque fisionomia individuale. Ma a Giorgio Falco della Storia interessa solo quella minima quantità che Hans Hinner e le sue gemelle Helga e Hilde, nate nel 1933, riescono a portare sulle loro spalle e in una coscienza tutta tesa all’andare avanti e sopravvivere. Figlio di un fabbro di paese, Hans è un giornalista di provincia che ricava dall’adesione al nazismo solo qualche vantaggio materiale e un principio d’ascesa sociale. A poche decine di chilometri da Monaco, la cittadina dove vivono è un posto tranquillo, dove tutti si conoscono e hanno patito pressappoco le stesse miserie. A fronte di tutte le nefandezze di cui i tedeschi come lui si rendono artefici o complici in quegli anni, gli si può solo imputare un’infamia minore, l’acquisto a prezzo stracciato di una villetta abitata da una coppia di ebrei costretti a sfuggire alla persecuzione. Non è proprio un crimine di guerra, semmai un gesto che il suo senso degli affari e il suo amore per la famiglia provvede a salvaguardare da ogni scrupolo morale. Ma è la ricchezza ottenuta da quella rapina legalizzata a garantire, nel dopoguerra, continuità e benessere ad Hans e alle sue due figlie, rimaste precocemente orfane della madre. Questa sopravvivenza è una fuga verso il sud, che culmina nella proprietà di una piccola pensione a Milano Marittima.Il filo della colpa è così sottile da diventare invisibile, e gli Hinner non parlano mai della Germania e del passato. I turisti tedeschi che a partire dal principio degli anni Cinquanta iniziano a passare le vacanze in Riviera trovano un ambiente familiare e confortevole, un equilibrio perfetto di ospitalità bavarese e romagnola. Ma mentre leggiamo questa saga priva di scene madri e colpi di scena, eppure appassionante proprio in virtù del suo grigiore, noi assistiamo a una straordinaria divaricazione delle prospettive, che è l’invenzione più memorabile del libro. Perché Hilda ed Helga, perfettamente identiche nel fisico, reagiscono al loro destino in maniera completamente diversa. Helga incarna la continuità, ereditando dal padre quella tenace e silenziosa arte della sopravvivenza che va esercitata senza mai abbassare la guardia, senza illudersi di avercela fatta. È lei ad assicurare addirittura un erede agli Hinner. È lei a replicare senza scrupoli, per il bene della famiglia e dell’albergo, il peccato originale del padre. È un’altra infamia minore, per niente eclatante: una calunnia ai danni della cuoca dell’albergo, ingiustamente accusata di furto e licenziata. Come suggerisce anche l’immagine di copertina, questo è il momento più denso di significati dell’intera vicenda.La diagnosi di Falco è agghiacciante, nel suo suggerirci che è questa l’essenza del nazismo: l’acquisto di una casa a un prezzo da rapina, la calunnia che colpisce una povera donna incapace di difendersi. Fatti che nessun processo potrà mai condannare, talmente prossimi al ronzio insignificante della vita quotidiana da confinare con l’inesistenza. Niente croci uncinate e fosche nostalgie, ma l’orrore a bassa intensità di un mondo dove il mito della villeggiatura trasforma tutto in merce, compreso il tempo («più che i fatti e i giorni, sembra che solo gli oggetti accadano, le loro brillanti esistenze nascondono le storie opache di ognuno»). Ma tutto questo risulta credibile perché non è raccontato da un?intelligenza estranea, capace di giudicare, bensì da Hilde, l’altra gemella, l’anello più debole, incapace sia di aderire al suo destino, sia di riscattarsene. Sono proprio l’inquietudine e l’ambiguità di Hilde a fare del suo punto di vista l’unico adatto a sostenere il peso della storia che ci viene raccontata. Falco, nel compiere la scelta decisiva nella costruzione del suo romanzo, ha ragionato da vero artista: proprio perché non è affidabile, la testimonianza di Hilde è vera, è lei che dobbiamo ascoltare.L’invenzione letteraria coincide senza residui con la visione morale, e sta a noi decifrare l’una e l’altra. Sono pregi rarissimi nella scrittura contemporanea, e meritano di essere apprezzati con la massima attenzione. Se può avere un senso un pronostico del genere, La gemella H è un libro che resterà.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Emanuele Trevi recensisce La gemella H di Giorgio Falco sul Corriere della sera

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